mercoledì 16 febbraio 2011

Amica mia...

Amica mia, ti senti una fallita, perché? Perché non fai il lavoro che ti piacerebbe fare? Ti racconto un aneddoto. Conosco una persona che durante la scuola superiore dimostrò una spiccatissima attitudine verso la fisica, in particolare verso la fisica nucleare. Quello che i suoi compagni dovevano apprendere in ore e ore di studio sui libri, lui lo assimilava in un attimo, come per magia, per lui era semplicissimo. Quella materia per lui non aveva segreti, si muoveva tra le particelle elementari e le forze nucleari con la stessa facilità con la quale maneggiava la palla da basket. Durante il quarto anno lui aveva già finito il programma del quinto e il professore non trovò niente di meglio che dargli dei testi universitari per tenerlo occupato. Quel ragazzo era però molto sfortunato, la sua non era una famiglia povera, ma in quel periodo stava attraversando gravi difficoltà economiche, e quando il professore di fisica venne a casa sua per far firmare al padre i fogli per la richiesta di iscrizione alla Normale di Pisa, il padre rispose che non avrebbe potuto mantenerlo agli studi in una città lontana. Il ragazzo potè quindi iscriversi solo alla Facoltà di Giurisprudenza della sua città, studiò con svogliatezza ma riuscì lo stesso laurearsi, senza sforzarsi mai più di tanto, facendo il militare a 19 anni senza chiedere il rinvio e persino lavorando per tutto il periodo successivo. Per l'esame di inglese si ispirò ad un articolo che aveva letto sull'impresa di un certo John Aristotle Phillips a Princeton, quindi scrisse una tesina sul "ricatto nucleare", un argomento del quale a quei tempi (era il 1982) si cominciava appena a parlare. Con sua sorpresa prima di sostenere l'esame gli fu intimato  di consegnare l'originale del suo manoscritto e gli fu proibito di farlo battere a macchina da una copisteria. Il suo esame si tenne a porte chiuse, nell'aula poterono entrare solo lui, la professoressa e un terzo personaggio del tutto sconosciuto che si sedette contro il muro alle spalle della docente. Quando l'esame terminò, l'uomo sconosciuto si alzò, prese il manoscritto, e se lo portò via, lui non lo rivide mai più (ma ne ha una copia fotostatica che conserva gelosamente in una cassetta di sicurezza). Il suo manoscritto non fu mai consegnato alla biblioteca universitaria, come invece accadeva per tutti i lavori che gli studenti realizzavano alla fine di un corso. Il suo lavoro era stato semplicemente secretato. Quel ragazzo nella sua tesina aveva progettato un ordigno nucleare perfettamente funzionante, una bomba tipo Hiroshima, usando una tecnologia alla portata di qualsiasi gruppo terroristico appena un po' attrezzato. Quel ragazzo oggi è un uomo maturo e lavora in banca, ha smesso di  studiare la fisica da quando ha trovato un errore nell'equazione della relatività di Einstein, ora preferisce studiare la storia e parlare di politica per cultura personale e non si sente un fallito, perché quello che conta nella vita non è quello che fai, ma quello che sei.
Un bacio.

16 commenti:

Minerva Jones ha detto...

Però ciò che tu fai ti riempie le giornate, ti dovrebbe dare da vivere e potrebbe anche avere a che fare con ciò che sei e che vuoi fare nella vita - quindi se non ti viene riconosciuto o non ti viene data la possibilità di farlo malgrado tutti i tuoi sforzi, puoi anche starci un po' male...

Kamala ha detto...

che storia......
questa è storia vera....ne sono sicura....
Anch'io avrei voluto fare un mestiere diverso ...qualcosa che mi era più consono....ma a un certo punto nella vita si fanno delle scelte...
Non rimpiango niente...aggiungerei piuttosto...ma sono ancora in tempo...
Un bacio a te...

Venerdi Sushi ha detto...

@Minerva: starci male è un conto, ed è concesso, sentirsi dei falliti è un altro conto, e non è la stessa cosa.
Bacio

Venerdi Sushi ha detto...

@Kamala: si è una storia vera, una vita vera. Noi non siamo il lavoro che facciamo, siamo quello che abbiamo dentro.
Un bacio.

Cavalier Amaranto ha detto...

Bella storia, la dimostrazione che una mente fervida trova sempre la sua strada, personalmente anche io non ho perseguito le mie passioni, eppure mi sono trovato che mi rende felice recarmi a lavoro.
Fortunato di certo, ricco di soddisfazioni, ccontornato da una vita normale.

Venerdi Sushi ha detto...

Perché normale?
Chiamala vita, te la sei costruita da solo e
non può che essere speciale se ti soddisfa.
Grazie per le tue parole.

Dea ha detto...

mah... mi sono costruita una vita di merda. mi rendo conto di quante cazzate ho fatto, e per forza di cose devo continuare sulla scia...!
vorrei fare tanto altro adesso, ma non è possibile manco con tutta la buona volontà, che forse non ho?
nessuno rimpiange nulla, tutti rifarebbero gli stessi errori, io no...!
un bacione.

Venerdi Sushi ha detto...

Uhm...
i rimpianti sono pessimi compagni di vita...

Dea ha detto...

saranno pessimi, ma se ne hanno.. mi sembra che debbano far parte della vita.
mi pare di vivere costantemente in un mondo virtuale, di gente sempre felice ed ottimista...
mah!

Venerdi Sushi ha detto...

Mica ho detto di non avere rimpianti :-)
Ne ho, ne ho, eh se ne ho...

Dea ha detto...

ah meno male, me stavo a strugge tutta. :D
ehhhhhhhh come vorrei sapere! quanto! quanto?
smack
(poi ti devo chiedere una cosa)

Venerdi Sushi ha detto...

Giassai...
(?)

Dea ha detto...

quante cazzo di amiche c'hai????? :D

ps. mi mancano molto le tue opinioni, ma capisco che io scrivo cazzate assurde...!

Venerdi Sushi ha detto...

:))))
tante
ma niente sesso
siamo inglesi
:(((((((((((((((((((((

Dea ha detto...

... quali inglesi? siamo italiani!

Venerdi Sushi ha detto...

Di questi tempi dare dell'italiano a qualcuno può essere pericoloso... è diventata un'offesa.