mercoledì 12 gennaio 2011

Per fortuna che non è politica...

Il capitalismo è un male necessario, perché crea ricchezza e perché perpetua la crescita di un sistema economico. Ciò non di meno il capitalismo è per sua natura profondamente immorale, perché nel suo svilupparsi trascende spesso nella pura speculazione. In qualsiasi libro di economia troverete la definizione di capitalismo e capitalista. Capitalista è chi detiene la proprietà del capitale e che presta questo capitale all’imprenditore che se ne servirà per creare o ampliare una impresa, pagando una quota dei propri profitti al capitalista. Fin qui tutto bene, tutto è ancora morale, il denaro viene prestato per un fine ammirevole, quello di creare un’impresa, o un servizio, o anche un singolo aspetto o processo di una impresa o di un servizio. La finalità del capitalismo è quindi quello di consentire la creazione di qualcosa, un prodotto, o un servizio, che poi entreranno nel mercato e attraverso gli scambi si tramuterà in ricchezza. Ma la definizione è rimasta molto indietro rispetto alla realtà, perché tra capitale, imprenditore e mercato, il capitalismo ha inserito una miriade di figure intermedie che poco o nulla hanno a che vedere con il processo di produzione. Quando si parla di capitalista ad esempio, non è detto che un solo capitalista presti tutto il denaro ad un solo imprenditore, magari più capitalisti possono prestare quote parziali che poi vanno a far parte di una impresa, e magari quegli stessi capitalisti possono acquisire con il loro capitale quote di partecipazione in molteplici imprese. Ovviamente stiamo parlando dell’azionariato, che non è di per sé negativo, perché in sostanza riduce il rischio dei capitalisti non legandoli alle sorti di una singola impresa. Il problema sorge quando i capitalisti cominciano a scambiarsi le loro quote di partecipazione cercando di ricavarne un profitto, perché qui entriamo nella pura speculazione. Ma non è questo aspetto che mi interessa, ne parlerò forse in un altro post. Oggi mi interessa sviluppare il concetto ci managerialità insito nel capitalismo. Non sempre infatti l’imprenditore è il capo della sua impresa, molto spesso anzi, specialmente quando le imprese diventano enormi, l’imprenditore delega ruoli dirigenziali elevatissimi a professionisti ai quali affida degli obiettivi da raggiungere e che si occuperanno di prendere decisioni in completa autonomia, gestendo l’azienda allo scopo di raggiungere quegli obiettivi. Ecco che abbiamo una figura in più all’interno del sistema, una figura completamente svincolata dal capitale, e dalla titolarità dell’impresa, perché il dirigente, il manager, è comunque un dipendente dell’imprenditore. Ebbene è ovvio che a questo manager vada corrisposto un compenso elevato, in fondo è il sistema capitalistico che lo impone, il capitalista presta il denaro all’imprenditore che gli paga una parte dei propri profitti, e l’imprenditore delega ad un dirigente il compito di raggiungere l’obiettivo pagandogli una parte dei propri profitti. Il sistema non fa una piega. Ma mentre la quota di profitti che l’imprenditore paga al capitalista è regolamentata dal mercato (basti pensare alla concorrenza che esiste nelle condizioni praticate dalle banche ai propri clienti) la quota di profitti che viene pagata al manager non è regolamentata da nessun mercato, e molto spesso sono i manager stessi ad assegnarsi i compensi, nonostante non dispongano della proprietà dell’impresa. Ecco, è questo il male assoluto del capitalismo, perché è qui che emerge l’avidità, ed è qui che scatta l’immoralità. J.P. Morgan diceva che un capo di una azienda non dovrebbe guadagnare più di venti volte quello che guadagna la media dei dipendenti della azienda stessa. Oggi leggo sul Sole 24 Ore che i banchieri inglesi quest’anno si assegneranno bonus per 7 miliardi di sterline, il CEO di Barclay’s riceverà da solo 8 milioni di sterline, e parliamo di bonus, quindi una aggiunta allo stipendio, ma questo è niente, Bob Diamond in fondo non è altro che un dilettante nei confronti del nostro Marchionne, che quest’anno tra compenso, bonus e stock options potrebbe ricevere qualcosa come 100 milioni di euro (non ho sbagliato con gli zeri sono proprio 100 milioni di euro). Fanno più di 275.000 euro al giorno, ripeto, 275.000 euro AL GIORNO! Forse il termine immorale non è sufficiente per definire una simile nefandezza. E’ vero, Marchionne crea ricchezza, posti di lavoro, eccetera, ma non è il capitalista e nemmeno l’imprenditore, è un dipendente, un dirigente, è pagato per pensare, è un pensatore, e quando dico pensatore mi torna sempre in mente la definizione di Alex Drastico: “sono un pensatore, non faccio un cazzo tutto il giorno quindi penso”. J.P. Morgan si starà rivoltando nella tomba. Ho letto in giro commenti che giustificano il compenso di Marchionne, perché crea ricchezza e posti di lavoro, ma è una falsa prospettiva. Marchionne è un dipendente, ed è pagato per produrre e vendere auto, non è pagato per produrre ricchezza, ebbene, considerando che FIAT produce più o meno 3 milioni di auto all’anno, sappiate che 33 euro per ogni auto vanno a Marchionne. Quello che intendo dire è che viviamo in un sistema distorto, dove il costo di un bene non è più determinato dalle leggi del mercato, ma da altri fattori che con il mercato non hanno nulla a che vedere, ma che con l'avidità hanno molto a che fare, un sistema dove vivono tanti Marchionne, che gravano sul costo finale dei beni che noi acquistiamo e paghiamo di più di quando dovremmo. Ma il mercato prima o poi non perdona queste speculazioni, perchè c’è gente che 33 euro non li guadagna in un giorno… e se a questa gente Marchionne dovesse stare sulle palle… saprà come regolarsi acquistando qualcos'altro, e questo vale per tutti i Marchionne del mondo. Marchionne poi è pagato per massimizzare i profitti e ridurre i costi, e per ridurre i costi ha deciso di far lavorare di più gli operai allo stesso stipendio, ma questa è una mossa che potrebbe pensare anche mio figlio che ancora non ha finito l’università e gioca sempre con la play station, non c’è bisogno di pagare 100 milioni di euro a un “pensatore” per simili cose. Uhm.. per fortuna che non è politica, perché altrimenti sto blog lo vedevo messo male...
AUGH!!!

5 commenti:

Dea ha detto...

io lo chiamerei solo strozzino o cravattaro.
si vabbè, ma se io non faccio un cazzo, non mi paga nessuno.. ci vuole culo, e ci vuole cuore per rinunciare a quel culo... ah ah, figurati se quello rinuncia a solo tre euro ad auto!
roba da farsi venire il morbo della mucca pazza, cannibale!

e per fortuna non è politica..
tu non sai come mi metto quando devo leggerti...! ;)

Venerdi Sushi ha detto...

Non me lo dire...
seduta?
ahahahahahaha

Dea ha detto...

esatto!

Minerva Jones ha detto...

Non è politica: è semplicemente una riflessione sensata sulle nostre drammatiche vite quotidiane. Dovessero farti storie, le dovrebbero iniziare a fare a tanta altra gente e - come diceva una volta un film a proposito degli omicidi dei neri a opera dei bianchi WASP - "non potete ammazzarci tutti".

Venerdi Sushi ha detto...

Per fortuna non è politica...
anche perché in politica ho idee che "qualcuno" chiamerebbe disfattiste.